Internet: nuove forme di testualità e di comunicazione

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La democrazia della Rete

 

 

I media tradizionali, monodirezionali , prevedono un processo comunicativo di tipo asimmetrico. Invece la Rete produce una comunicazione in cui il ricevente ha un ruolo più attivo. Ciò dovrebbe portare a una sostanziale democratizzazione del sistema dell'informazione in almeno tre sensi. In primo luogo l'ipertesto impone la condivisione di pratiche comuni da parte di emittente e ricevente . In secondo luogo su Internet possono convivere un incredibile numero di voci diverse. Se la comunicazione è nata come un processo da pochi a pochi per poi diventare da pochi a molti nella cultura di massa, su Internet le informazioni sono scambiate da molti a molti: ogni pagina può rappresentare la voce di un autore diverso, senza contare che anche il lettore può costruire i propri personali percorsi di senso mettendo insieme voci diverse. In terzo luogo ogni mezzo che aumenta la diffusione delle conoscenze nuoce al controllo del potere che si basa anche sul monopolio e l'accentramento dell'informazione .Quarto , non è secondario che  all'idea di decentramento del testo implicata dall 'ipertestualità corrisponda l'idea di un fondamentale crollo delle gerarchie, basate sull'idea di centro e centralizzazione. Almeno le gerarchie della conoscenza e della significazione sono in parte minate dai meccanismi testuali della Rete, come accade per le connessioni nel rizoma (Deleuze e Guattari, 1976)

 

In questo quadro è difficile poter parlare di influenze sostanziali da parte di Internet nella formazione dell'opinione pubblica. Infatti la lettura attiva che presuppone l'ipertesto si traduce in percezione selettiva dell'informazione trasmessa. Le influenze di Internet come media sono piuttosto legate alla dimensione cognitiva e devono essere valutate a lungo termine.

 

Inoltre molti teorici di Internet arrivano perfino a ipotizzare la possibilità di mettere in atto una sorta di democrazia diretta per milioni di persone grazie alla comunicazione istantanea dei mezzi telematici. In realtà anche questa è un'idea piuttosto ingenua, che non approfondiamo perché non direttamente legata all'ipertesto, per le stesse ragioni per le quali è ingenua l'idea che la Rete possa diventare automaticamente uno spazio di democratizzazione grazie alle sue caratteristiche interattive. In realtà proprio perché la Rete è un medium interattivo che richiede molta attività da parte del suo fruitore per funzionare, senza un appropriato addestramento sono poche le persone che sono in grado di usarla appropriatamente e con successo. Perciò al contrario di quanto vogliono le previsioni più ottimistiche, la Rete, nella misura in cui diventerà più importante come fonte di informazione, potrà anche favorire nuove disuguaglianze basate su scarti di conoscenza, fra coloro che hanno assimilato la grammatica del suo funzionamento e coloro che si basano ancora sui testi trasmessi dai media tradizionali.

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Gli scarti di conoscenza

 

 

Il processo di democratizzazione auspicato da molti a proposito della Rete non si impone automaticamente. Ci sono anzi delle tendenze in senso opposto. Si è detto che l'ipertesto consente di cercare le informazioni e di costruire personali percorsi di senso. Ma questo presuppone un lettore altamente attivo. Si stanno affermando programmi che vanno in direzione opposta. Un programma che sta avendo molto successo per esempio, PointCast, si basa sulla cosiddetta tecnologia push, che è predisposta per raccogliere automaticamente dalla Rete le notizie in base ad alcune aree tematiche preconfezionate, senza nessuno sforzo da parte dell'utente. Allo stesso tempo nel mercato americano si sta diffondendo un apparecchio ideato per navigare in Rete con il normale televisore, detto Web TV, che permette di fare ameno del personal computer e che semplificando la navigazione in Rete è indirizzato a un pubblico di massa.

 

"Ma modelli di questo tipo tendono a deprimere le possibilità di interazione in rete. Esaltata come la tecnologia della comunicazione libera, da "molti a molti", la nuova Internet potrebbe diventare una semplice televisione da centomila canali, associata a un supermercato di dimensioni planetarie" (Carlini 1997, 16). Della stessa opinione è anche Noam Chomsky, grande detrattore di Internet, che in occasione di una sua visita in Italia ha dichiarato: "Accadrà come vent'anni fa per la televisione: apparente proliferazione di canali, ma sostanziale concentrazione del controllo dell'informazione in poche mani"(La Repubblica 29 gennaio 1997).

 

I dubbi di Chomsky sono giustificati per almeno due ragioni. Una è che, nonostante la pluralità di emittenti della Rete (dalla Microsoft ai ribelli Tupac Amaru), alla fine gli utenti sono spinti a servirsi soprattutto di quei relativamente pochi siti considerati più credibili, dietro ai quali con più probabilità non si dovrebbe nascondere un cane, per fare il verso a una nota storiella americana. Ma i siti ritenuti più credibili sono gli stessi che controllano già l'informazione televisiva e stampata (come la CNN o i grandi giornali). La seconda ragione è che la rete è destinata a diversificasi in due fasce: una "alta" a larga banda, sicuramente a pagamento, impiegata come canale privilegiato per l'informazione di qualità, e una "bassa", non più veloce dell'attuale, che avrà certamente meno peso nella diffusione delle notizie.

 

Tuttavia il problema più serio è che è difficile pensare alla Rete come è oggi davvero come a un mezzo di comunicazione popolare. Infatti a differenza della televisione a cui viene spesso accostata, un sistema ipertestuale richiede capacità semiotiche elevate.

 

Nella società dell'informazione "diventa fondamentale controllare i codici che permettono di organizzare e decodificare informazioni mutevoli. La conoscenza è sempre meno un sapere di contenuti e diventa capacità di codificare e decodificare messaggi" (Melucci 1992, 282). "Il controllo sulla produzione, accumulazione, circolazione, di informazioni dipende dal controllo dei codici. Questo controllo non è distribuito in maniera uguale, dunque l'accesso alla conoscenza diventa il terreno per nuovi poteri, nuove discriminazioni, nuovi conflitti" (ibid.). Un alto numero di utenti in grado di gestire il codice testuale che presuppone l'ipertesto non nasce dal nulla, ma deriva da un processo di "alfabetizzazione" e dipende anche dall'effettiva disponibilità di accesi il cui costo non sia economicamente discriminante. Tuttavia per Internet si pone prima di tutto il problema di una politica di educazione "testuale" poiché il semplice acceso non elimina i margini di incertezza legati al suo uso che implica l'estensione senza limiti dell'informazione raggiungibile. "L'incertezza deriva in primo luogo dalla difficoltà di stabilire i nessi tra la quantità enorme di informazioni di cui siamo emittenti e recettori: la difficoltà cioè di passare dall'informazione alla conoscenza non è garantita, anzi talvolta proprio l'eccesso di informazioni diventa un ostacolo per la conoscenza" (Melucci 1992, 283-284, corsivi miei).

 

Infatti anche "se una nuova tecnologia comunicativa aumenta potenzialmente il livello di informazione per tutti, si tramuta però in beneficio soprattutto per coloro che ne sono già provvisti, accentuando gli scarti; d'altra parte è facile prevedere problemi di overload, soprattutto per chi non è in grado di gestire l'ampia quantità di comunicazioni che si può ricevere" (Wolf 1992, 188 corsivo mio). Il problema dell'informayion overload è già una realtà. Una ricerca pubblicata dall'agenzia Reuters il 14 ottobre 1996 ha dimostrato che il sovraccarico d'informazione può perfino costituire una sorta di malattia chiamata information fatigue syndrome ("sindrome per affaticamento da informazione"). Degli oltre 1300 manager sottoposti all'indagine - perciò una categoria di persone quotidianamente esposta a una grande quantità di informazioni indispensabili per basare il processo decisionale - il 43% dichiara di esserne affetto. La mole di informazioni inoltre si rivela un ostacolo e non un vantaggio per prendere decisioni: il 43% del campione afferma infatti che decisioni inportanti sono ritardate e la capacità di prendere decisioni compromessa, mentre il 44% crede che il costo di raccogliere informazioni eccede il loro effettivo valore per la gestione degli affari. Anche se la ricerca non si riferisce esplicitamente all'oceano di informazioni della Rete è significativo che il 44% dei manager intervistati pensa che Internet sarà un fattore primario per il sovraccarico di informazione oltre i prossimi due anni. La prima manifestazione di questo problema è stata la guerra del Golfo, la prima guerra combattuta con grande dispiego di tecnologie per raccogliere informazioni sul nemico (dai satelliti ai caccia spia). Lo stato maggiore americano dovette affrontare il problema di elaborare e selezionare un numero impressionante di informazioni. Nella società dell'informazione l'abbondanza di dati può compromettere la possibilità di elaborarli e farli diventare conoscenza. Anche la Rete si presta per questo a causare problemi cognitivi a fronte di coloro che ne esaltano la somiglianza con le strutture della mente umana.

 

Di fronte all'introduzione di una nuova pratica testuale, la sua effettiva portata dipende dalla misura degli interventi di programmazione e pianificazione politica. Diversamente "la diffusione su base ristretta di una nuova tecnologia riapre la "forbice" [fra ricchi e poveri di informazione] e rilancia nuove differenze nell'acquisizione delle conoscenze" (Wolf 1992, 82). I media infatti in mancanza di un programma politico "riproducono ed accentuano disuguaglianze sociali ... [e] danno vita a nuove ed incisive forme di iniquità e di sviluppo diseguale" (ibid., 80). Questa preoccupazione è stata espressa anche nel Rapporto Bangemann: "Il principale rischio sta nella creazione di una società divisa in due: da una parte quelli che possono disporre delle nuove tecnologie e dall'altra quelli che ne sono esclusi, dove solo una parte della popolazione può accedervi, impiegarle agevolmente e trarne tutti i vantaggi" (Bangemann 1994, 7). Alla luce di quanto detto si potrebbe solo aggiungere che non basta che le nuove tecnologie siano rese disponibili, se non si fa in modo che siano oggetto di un uso che sia consapevole delle pratiche testuali e dei codici sotto la cui forma è trasmessa l'informazione. Gli ipertesti sono virtualmente inutili, se non dannosi, in mancanza di un pubblico di lettori capace di maneggiarli.

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La società dell'informazione

 

 

La creazione su Internet di una tela planetaria di collegamenti ipertestuali coincide con l'affermazione di quella che viene chiamata la società dell'informazione. Si tratta di "una rivoluzione basata sull'informazione, essa stessa espressione della conoscenza umana. Il progresso tecnologico ci consente oggi di elaborare, memorizzare, reperire e comunicare l'informazione indipendentemente dal suo formato - orale, scritto o visivo - senza limiti di distanza tempo e volume. È una rivoluzione che consente all'intelligenza umana di acquisire nuove capacità; si tratta di una risorsa che cambia il nostro modo di lavorare e di vivere insieme" (Bangemann 1994, 6).

 

Con queste parole la società dell'informazione è definita in un importante documento dell'Unione Europea noto come Rapporto Bangemann, dal nome del commissario europeo a capo del gruppo che lo ha redatto. Molte delle problematiche evidenziate dal Rapporto Bangemann erano già state individuate puntualmente in un altro famoso rapporto, la cui sintesi fu intitolata L'informatisation de la société (Nora e Minc 1978). Alla metà degli anni Settanta la Francia si trovava in ritardo nella costruzione delle propria rete telefonica. Sotto la presidenza di Giscard d'Estaing fu redatto questo importante rapporto che doveva servire come riflessione di fronte all'allargamento della rete e all'introduzione a marce forzate dell'informatica nell'amministrazione dello Stato, con problemi simili a quelli sollevati dall'attuale dibattito sulla società dell'informazione. Inoltre iniziò la distribuzione gratuita agli abbonati al servizio telefonico di un terminale per videotext, il minitel, che oggi è nelle case di oltre sei milioni di abbonati e delle loro famiglie e che per il genere di servizi che offre si può considerare un precursore di Internet. Nel rapporto si prevede che la diffusione su larga scala delle tecnologie telematiche porterà a un nuovo modo di pensare il territorio in ottica globale, alla distribuzione di ingenti quantità di informazioni, a una nuova percezione dello spazio sociale. Sono le caratteristiche della società dell'informazione.

 

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La globalizzazione

 

 

Nella società dell'informazione i messaggi possono viaggiare su tutto il pianeta alla velocità della luce. La conseguenza della planetarizzazione dell'informazione è la globalizzazione del sistema. Per esempio Internet è in grado di rendere disponibili in tutto il mondo risorse e informazioni indipendentemente dal luogo dove sono memorizzate. "Però proprio i processi di globalizzazione riattivano forme d'azione a base etnica e nazionale, come necessità di dare un fondamento stabile e riconoscibile all'identità" (Melucci 1992, 181). La ragione di questa dialettica che oppone spinte centripete al processo di decentramento dipende dal fatto che proprio i valori simbolici che hanno da sempre costituito la base per il riconoscimento dei confini e dell'identità del gruppo finiscono alla deriva nel grande oceano dell'informazione globale. Infatti sebbene l'identità si basi sulla condivisione di medesimi simboli, nel momento in cui questi simboli sono diffusi ben oltre i confini del gruppo, essi non costituiscono più elementi di coesione.

 

 

A parte le metafore, è impossibile considerare un intero paese o un intero mondo come "quartiere" o "villaggio". Perciò in base ai sotto-insiemi di esperienze comuni, si formano - o continuano a esistere - sottogruppi dai confini resi labili dalla massiccia fruizione di informazioni rese fruibili dai media elettronici (Meyrowitz 1985, 219)

 

 

La frantumazione di questi simboli è lacerante anche per la definizione del sé individuale dal momento che i simboli di appartenenza al gruppo rappresentano la base dell'identità individuale. C'è la volontà di riappropriarsi dei propri simboli o di costruirne di nuovi. Così in seno a un mondo che assume le dimensioni di un "globale" crescono proprio le tribù e i regionalismi. Questo è reso possibile dalle nuove tecnologie che mettendo in comunicazione i diversi gruppi assolvono in una società di questa complessità a una funzione integrativa. Bisogna chiedersi in che modo la diffusione di informazione attraverso la Rete risponda al crescente bisogno di integrazione di una società resa sempre più complessa da una parte dalla sua estensione e dall'altra dal numero e dalla qualità dei gruppi che la compongono.

 

Il valore che ha l'informazione in questo tipo di società dipende però dal tipo di mezzo che la diffonde. "L'informazione non esiste per la società indipendentemente dalla capacità umana di percepirla" (ibid.). La capacità di percepirla è oggi fornita dalle nuove tecnologie dell'informazione. Queste tecnologie però non trasmettono semplicemente stringhe di 0 e di 1, bensì messaggi sotto forma di testi. Per questo in ultima analisi è la forma testuale che definisce il valore e la portata dell'informazione stessa.

 

Nel caso di Internet la Rete assume la forma di un grande ipertesto. Una caratteristica dell'ipertesto è la scelta di percorsi di lettura individuali. Questo dovrebbe rendere possibile al più alto numero di utenti sparsi in tutto il mondo di poter accedere alle informazioni con la possibilità di costruire personali percorsi simbolici che dovrebbero ovviare alla sempre più dilagante omologazione. Proprio il flusso di informazione ipertestuale dovrebbe riconfermare il senso dell'identità anche al singolo che può facilmente rintracciare i propri simboli di riferimento in percorsi di senso personali. A questo proposito è sintomatico che proprio sulla Rete stia cambiando il modo di fare pubblicità. Perfino la pubblicità viene personalizzata. Per esempio le pagine del noto motore di ricerca Altavista aprono diverse pubblicità a seconda del tipo di ricerche inoltrate dagli utenti e alcuni siti commerciali offrono soluzioni personalizzate ai clienti in base ai loro precedenti acquisti. Con un'espressione efficace in inglese si parla di one-to-one marketing.

 

In questo senso Internet sembra rappresentare una sintesi fra le tendenze del sistema televisivo che fino ad oggi ha spinto verso l'omogeneizzazione e la perdita di identità a causa delle stesse informazioni trasmesse a pubblici eterogenei e quelle della stampa che hanno sempre spinto verso la stratificazione a causa della considerevole differenziazione del pubblico del libro a seconda del genere (Meyrowitz 1985). Infatti Internet conserva della televisione la capacità di raggiungere con la stessa facilità e con le stesse informazioni persone sparse in tutto il mondo, ma recupera dalla stampa la dimensione della individualizzazione della fruizione all'interno del flusso dell'informazione.

 

Questo aspetto naturalmente ha i suoi risvolti negativi. Proprio su un sistema di comunicazione globale questa facilità d'uso dell'informazione che sfugge a qualunque interpretazione predeterminata può rendere la Rete anche un luogo di incomunicabilità in cui il dialogo è costruito da sordi, in una sorta di solipsismo. Inoltre non è assolutamente vero che la Rete non stimoli l'omologazione di certe condotte. Non bisogna dimenticare per esempio che la Rete parla soprattutto inglese. Certe lingue, come il vietnamita, non possono neppure essere rappresentate materialmente dai browsers in commercio.

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La socializzazione della cultura

 

 

Internet può riconfigurare il modo di socializzare la cultura. Ogni società di basa su una cultura condivisa dai suoi membri. Con socializzazione si intende il processo di acquisizione della cultura necessaria a vivere in società con gli altri uomini. La cultura è un patrimonio che deve essere conservato per poter essere trasmesso di generazione in generazione. Secondo Lotman (1971a, 46) "considerando la cultura come la memoria longeva della collettività, possiamo distinguere tre modi di darle un contenuto: 1) Aumento quantitativo del volume delle conoscenze. .... 2) .... Continua riorganizzazione del sistema codificante, il quale ... riordina infaticabilmente i codici particolari, e assicura così l'aumento del volume della memoria a spese della creazione di riserve 'inattuali' ma capaci di acquistare attualità. 3) Dimenticanza". In questo senso il passaggio dall'oralità alla scrittura promosse un aumento quantitativo delle conoscenze con la produzione e conservazione di nuovi testi che altrimenti sarebbero sfuggiti alle possibilità di conservazione mnemonica. L'introduzione della scrittura però non significò immediatamente il passaggio a una cultura del testo scritto. È stato dimostrato che i primi testi scritti servivano solo per conservare informazioni e solo secondariamente per comunicarle. Infatti il supporto per la scrittura, almeno fino all'età ellenistica, era molto costoso e non si prestava alla diffusione su larga scala. Inoltre la scrittura senza spazi e segni di punteggiatura rendeva un'impresa decifrare i primi documenti scritti. Sebbene anche la scrittura fu accompagnata da nuovi linguaggi e nuovi codici, la socializzazione, anche se comprendeva l'alfabetizzazione, era affidata prevalentemente a un insegnamento orale. La situazione rimase immutata per tutto il medioevo quando consultare un manoscritto era ancora un'avventura concessa a pochi e, nonostante la diffusione di compendi come quelli su cui studiò Dante, gli studenti non avevano a disposizione lo stesso materiale a cui potevano accedere i grandi maestri. Le cose cambiarono sensibilmente con l'invenzione della stampa. I libri stampati non solo permisero un aumento delle copie disponibili di un testo, ma rappresentarono un nuovo modo di accedere ai testi stessi. Si trattò di una riorganizzazione dei codici. Gli stessi testi degli antichi, già disponibili un tempo sotto forma manoscritta, una volta stampati, poterono diventare oggetto di uno studio più rigoroso. "Con l'inizio della produzione di materiale stampato, esercitazione della memoria e 'copiatura pedissequa' diventarono meno necessarie, mentre divenivano più manifeste incoerenze e anomalie" (Eisenstein 1983, 208). La stampa uniforme di tabelle, immagini e grafi impresse uno slancio incredibile alla ricerca scientifica. Le informazioni non solo potevano essere conservate, ma potevano essere conservate stabilmente come base per ulteriori progressi, senza andare soggette alle degradazioni derivanti da successive copiature.

 

Internet mette oggi a disposizione i testi in una forma nuova che richiede un'ulteriore organizzazione dei codici. Non si esagera probabilmente dicendo che l'edizione di testi elettronici in formato ipertestuale ripropone problemi simili a quelli che, per esempio, dovettero accompagnare la stesura versioni manoscritte dei poemi omerici prima diffusi solo oralmente ad Atene al tempo di Pisistrato.

 

La socializzazione dell'informazione è sempre una questione di potere. "L'accesso a fonti di informazione infinitamente più ricche comporterà dunque dei mutamenti sostanziali e inciderà sulla struttura sociale modificando le modalità di apprendimento del sapere" (Nora e Minc 1978, 137-138). Alla riconfigurazione dei ruoli di lettore ed autore corrisponde nuovo modo di intendere il rapporto fra emittente e ricevente. Ma abbiamo anche visto che le nuove prerogative del lettore modello di un ipertesto richiedono competenze la cui acquisizione può diventare misura di discriminazione in una società in cui l'informazione passi sempre più sui canali della Rete. Il potere nella società dell'informazione sarà determinato dalla conoscenza dei linguaggi e dei codici (fra cui quelli dell'ipertesto) e non dal semplice possesso di informazioni. Nello stesso tempo, riconfigurandosi, parallelamente ai ruoli di lettore ed autore, le posizioni di discente e docente, anche nel campo della socializzazione si può prevedere un processo analogo che dovrebbe unire più strettamente tutta la comunità degli studiosi con enormi vantaggi per i discenti a cui si offrono gli strumenti controllare il proprio apprendimento. Inoltre il facile accesso a grandi quantità di informazioni renderà sempre meno necessaria l'accumulazione mnemonica di nozioni. "La differenziazione avverrà in futuro meno sulla base della quantità di conoscenze accumulate e più sulla base della capacità di ricercare e utilizzare le conoscenze stesse" (Nora e Minc 1978, 138).

 

Secondo Lotman (1971a, 45) "il problema specifico della cultura in quanto meccanismo volto a organizzare e conservare l'informazione è quello della longevità. Tale problema ha due aspetti: 1) longevità dei testi della memoria collettiva, 2) longevità del codice della memoria collettiva". Accogliendo quest'indicazione l'arrivo di una nuova tecnologia nel campo della comunicazione e della conservazione della cultura solleva ulteriori interrogativi. Si è visto come i testi elettronici siano solo apparentemente più longevi di quelli stampati. La smagnetizzazione dei dischi ottici è una dimensione impressionante del problema, ma dovrebbe preoccupare solo se si profilasse l'ipotesi che Internet sostituisse tutti gli altri mezzi di conservazione del sapere. Ma è un'ipotesi improbabile perché nessuna tecnologia ha mai sostituito completamente quelle esistenti. Almeno per motivi di arredamento i libri saranno stampati anche in futuro. È più seria invece la considerazione che i testi elettronici digitalizzati sono testi solo virtuali il cui uso dipende da un terminale in grado di leggerli. Ma con il tempo e l'evoluzione della tecnologia spariscono dalla circolazione terminali in grado di leggere dati conservati con metodi sorpassati rendendoli inservibili. Temo che da un disco ottico non sia possibile ricavare palinsesti.

 

Ma il problema più serio deriva dal fatto che i testi più o meno ordinati all'interno di un ipertesto sono un insieme di testi instabile. In realtà fra testo stampato a forma di libro e ipertesto ci sono molte importanti continuità, come a proposito del rapporto fra linearità e non-linearità o del ruolo interpretativo del lettore. Tuttavia il testo stampato si presenta come stabile, mentre un ipertesto è un sistema instabile. Non è possibile stabilire interpretazioni definitive, senza contare, da un punto di vista più tecnico, che le informazioni digitali si prestano a essere manipolate estremamente più facilmente di quelle stampate. La cosa deve far riflettere soprattutto se si pensa a quanto la stabilità del testo stampato abbia influito nel delinearsi del culto della personalità dell'autore o nella diffusione del sapere nell'età moderna. In effetti le nuove tecnologie costringono a ripensare, anche in termini giuridici, la nozione di diritto d'autore. Non si tratta solo di salvaguardare la proprietà intellettuale dei lavori distribuiti attraverso la Rete, ma di capire cosa significa diritto d'autore di un'opera che è stata concepita e realizzatada più menti. Sicuramente è in qualche modo autore non solo chi scrive una pagina web, ma anche chi appresta i collegamenti e chi gestisce i programmi necessari alla sua stesura materiale

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