Le tre rivoluzioni

Gli studiosi dei problemi connessi alla sfera della comunicazione, da McLuhan a Ong, da Innis a Havelock, per fare soltanto alcuni nomi, hanno sottolineato unanimemente il fatto che i media, attraverso i quali gli uomini comunicano, influenzano il loro modo di pensare e anche, quindi, direttamente e indirettamente le società in cui essi vivono.

Se volgiamo lo sguardo sul passato prossimo e sul passato remoto del mondo della comunicazione vediamo che tre sono state le rivoluzioni più importanti che si sono susseguite nel tempo, e cioè: la rivoluzione chirografica (in seguito all’invenzione della scrittura avvenuta nel quarto millennio a.c.), la rivoluzione gutenberghiana (in seguito all’invenzione della stampa che ebbe luogo intorno alla metà del quindicesimo secolo) e la rivoluzione elettrica ed elettronica (in seguito all’invenzione del telegrafo e, successivamente, della radio e della televisione).

Alla luce degli strumenti di comunicazione che sono stati di volta in volta utilizzati, possiamo distinguere almeno quattro tipi di culture che si sono succedute nel corso degli ultimi sei millenni: la cultura orale (che fa uso, per trasmettere le conoscenze, solo della parola parlata), la cultura manoscritta o chirografica (che adopera quella tecnologia silenziosa della parola che è la scrittura), la cultura tipografica (che fonda la trasmissione del sapere sul libro stampato) e, infine, la cultura dei media elettrici ed elettronici (nella quale le informazioni vengono inviate, in modo sempre più rapido e diluviale, attraverso mass media quali la televisione e la radio).

La conseguenza più vistosa di quelle rivoluzioni è stata quella di far circolare le informazioni a una velocità sempre maggiore (oggi volano alla velocità della luce) e a costi via via più bassi. Inoltre, le rivoluzioni in questione si sono succedute nel tempo con ritmi sempre più accorciati: infatti, mentre tra l’invenzione della scrittura e l’invenzione della stampa sono passati circa cinquemila anni, tra l’invenzione della stampa e la rivoluzione dei media elettrici non sono intercorsi neppure quattro secoli.

La rivoluzione chirografica

Il primo esempio di scrittura ha fatto la sua comparsa solo seimila anni fa, intorno cioé alla metà del quarto millennio a.C. Il merito di aver inventato la scrittura va ai Sumeri che si erano insediati nella Mesopotamia. Gli Egizi inventarono il loro sistema di scrittura intorno al 3000 a.C., i Maya nel 50 d.C., gli Aztechi nel 1400 d.C.

Il sistema di scrittura inventato dai Sumeri venne chiamato cuneiforme, perché i suoi segni erano composti da cunei disposti nelle forme più varie. La scrittura fu inizialmente utilizzata dai Sumeri per ragioni contabili e amministrative, e solo in seguito fu il mezzo per la descrizione di eventi storici e religiosi e per composizioni letterarie.

Il sistema di scrittura sumerico si sviluppò passando attraverso le fasi di pittogramma (per scrivere si utilizzano simboli stilizzati di un'immagine), ideogramma (il simbolo rappresenta un'idea) e fonogramma (ad ogni segno corrisponde un suono). Si passò quindi dalla rappresentazione dell'elemento figurativo a quella dell'elemento fonetico, caratteristica che è poi rimasta negli alfabeti moderni.

Il metodo di scrittura cuneiforme resistette all'invasione dei territori sumerici da parte dei babilonesi, ma fu poi soppiantato dall'alfabeto fenicio-greco-romano, più semplice e immediato.

Molto importante fu anche l'apporto dato dagli Egizi allo sviluppo del fenomeno della scrittura: essi, infatti, furono i primi a sperimentare l'unione di inchiostro liquido, penna e carta, che è ancora oggi la base della maggior parte delle comunicazioni manoscritte.

La rivoluzione gutenberghiana

L'invenzione della stampa provocò una vera e propria rivoluzione nel mondo della comunicazione. L'invenzione e lo sviluppo della stampa a caratteri mobili determinò la più radicale trasformazione delle condizioni della vita intellettuale nella storia della civiltà occidentale. Aprì nuovi orizzonti nel campo dell'istruzione e della comunicazione delle idee. I suoi effetti si fecero sentire prima o poi in ogni sfera dell'attività umana. Per McLuhan l'importanza di questa rivoluzione fu talmente grande che si può parlare della nascita di un nuovo uomo: l'Uomo tipografico.

La rivoluzione silenziosa della stampa iniziò intorno alla metà del Quattrocento a Magonza, in Germania, grazie all'inventiva e alla tenacia di un orefice del luogo, Johannes Gensfleisch detto Gutenberg. Egli, all'età di 30 anni, iniziò a fare i suoi primi tentativi di stampa, utilizzando le conoscenze tipiche degli orafi del tempo. Col principio della fusione a ripetizione, da lui introdotto per la creazione dei caratteri mobili di metallo fuso, Gutenberg introdusse in Europa, con più di tre secoli d'anticipo sulla sua adozione nell'industria, la teoria dei "pezzi intercambiabili", che rappresenta il fondamento tecnico della moderna produzione in serie.

La sua opera venne però interrotta da problemi economici: egli, infatti, dopo aver chiesto un prestito ad un ricco avvocato, Johannes Fust, si ritrovò nell'impossibilità di restituire il danaro avuto, e fu quindi costretto a cedere a Fust la maggior parte dei torchi e dei caratteri che si trovavano nella sua bottega. Il lavoro iniziato da Gutenberg fu quindi continuato, in un'ottica più commerciale, da Fust.

La rivoluzione elettrica ed elettronica

La terza rivoluzione compiutasi nel mondo della comunicazione diede le prime avvisaglie verso la fine del XVIII secolo, ma si sviluppò maggiormente intorno alla metà dell'Ottocento. Infatti, la scoperta che diede il via a questa rivoluzione fu quella del telegrafo ottico, inventato da Claude Chappe nel 1793, quando, in piena rivoluzione francese, si riuscì a trasmettere gli ordini del governo da Parigi a Lille. Questa innovazione aveva una grandissima importanza, anche se i messaggi che potevano essere trasmessi dovevano essere per forza estremamente elementari.

Nel 1844, invece, la situazione migliorò notevolmente, grazie alla scoperta, da parte dell'americano Samuel Morse, del telegrafo elettrico. Questa è la data che viene presa per simboleggiare l'inizio della comunicazione moderna, perché è proprio grazie a questa scoperta che l'uomo è stato inserito in una nuova era comunicativa, quella dei media elettrici ed elettronici. Fu proprio a seguito di questa invenzione che, per la prima volta, come ci fa notare McLuhan, i messaggi poterono viaggiare più in fretta del messaggero. Grazie al telegrafo l'uomo entrò senza accorgersene in una nuova cultura, in un mondo dove, per usare parole di McLuhan stesso, «il "tempo" è cessato, lo "spazio" è svanito. Ora noi viviamo in un villaggio globale».

Successive a quella del telegrafo furono le invenzioni del telegrafo senza fili, del telefono, del cinema, del fonografo, della fotografia, e poi quelle della radio, della televisione, fino a quelle più moderne, come la fotocopiatrice e il computer. Queste innovazioni hanno subito, e subiscono tuttora, numerosi cambiamenti, che le rendono via via più vicine alle esigenze sempre crescenti dell'uomo.

La cultura orale

La cultura orale possiede delle caratteristiche particolari che, per chi è abituato a vivere in un'epoca con altra cultura (nel nostro caso in parte gutenberghiana e in parte elettronica), risultano decisamente insolite. Queste caratteristiche sono riportate qui di seguito, così come le ha studiate, in maniera molto approfondita, Walter J. Ong.

  1. L'orecchio è il senso più importante. Per l'uomo che vive nel mondo della cultura orale la gerarchia tra i sensi è diversa dalla nostra: egli predilige, infatti, l'udito, proprio perché questo è un mezzo di ricezione orale, mentre l'uomo che vive nel mondo della scrittura si trova sicuramente più a suo agio, per impossessarsi delle informazioni, utilizzando l'occhio.
  2. La comunicazione orale privilegia la paratassi. Il pensiero e i processi comunicativi delle culture orali sono caratterizzati da una costruzione del periodo fondata essenzialmente sulla coordinazione: si hanno, quindi, proposizioni collegate tra loro mediante l'uso di preposizioni; nella cultura scritta, invece, l'utilizzo delle preposizioni è molto ridotto, a vantaggio dei connettivi logici.
  3. La comunicazione orale ama la ridondanza. Comunicando oralmente si deve, per imprimere nella mente di chi ascolta, ripetere e riprendere più volte un dato importante che si vuole mettere in evidenza; tutto ciò è praticamente superfluo nella comunicazione scritta.
  4. Lo stile orale predilige il tono agonistico. In tutte le società a cultura orale le produzioni verbali sono centrate, in genere, su dinamiche agonistiche. Questo accade proprio perché in una cultura orale la stessa conoscenza non è mai astratta, ma è sempre vicina all'esperienza umana ed è quindi situata in un contesto di lotta.
  5. La cultura orale è conservatrice e tradizionale. In una società in cui l'unico modo per tramandare le informazioni è quello orale, le informazioni conosciute vengono immagazzinate nella mente; la mentalità che si forma in un simile contesto è, per forza di cose, tradizionalista e conservatrice, e inibisce la sperimentazione intellettuale.
  6. La cultura orale è enfatica e partecipativa. L'uomo abituato a muoversi in una cultura orale è sicuramente più impulsivo di un uomo abituato alla lettura e al ragionamento prodotto dalla conoscenza scritta.
  7. La cultura orale è una cultura omeostatica. Per l'impossibilità di ricordare tutte le informazioni, in una cultura orale si tende a privilegiare tutto ciò che è inerente alla quotidianeità, tralasciando le informazioni relative al passato, o quelle che più si allontanano dalle esigenze quotidiane.
  8. L'uomo dell'oralità pensa in modo situazionale più che in modo astratto e analitico. È stato dimostrato che chi è cresciuto in una cultura orale cura, nei suoi ragionamenti, molto più la parte pratica rispetto a quella teorica, al contrario di quanto avviene per chi si trova nel tempo della cultura scritta, molto più abituato al ragionamento.

La cultura manoscritta o chirografica

L'aspetto principale della cultura chirografica è sicuramente quello di distaccare l'individuo dalla tribù; il merito più grande della scrittura è quello di contribuire all'indipendenza del pensiero, alla creazione di un pensiero personale piuttosto che un pensiero unico, di gruppo.

Le caratteristiche della cultura manoscritta sono moltissime, tra le più importanti troviamo:

  1. La memoria diviene una regina decaduta. Se la cultura orale era una cultura incentrata sulla memoria, la cultura chirografica è una cultura che, poco a poco, impara a fare a meno della memoria. Il libro è, di fatto, una memoria artificiale, una estensione della mente che ha consentito agli uomini di dedicarsi a compiti più creativi.
  2. L'occhio, l'orecchio e la lettura. Mentre nella cultura orale la comunicazione si svolgeva utilizzando prevalentemente l'orecchio, in questa nuova cultura i due sensi vengono utilizzati sostanzialmente allo stesso livello, anche se permane, almeno all'inizio, una certa supremazia dell'orecchio. Era infatti considerato, all'inizio dell'epoca chirografica, alquanto insolito il comportamento di Sant'Agostino, il quale prediligeva leggere in silenzio, al contrario di quanto si faceva a quel tempo.
  3. Pensieri ed espressioni si fanno più analitici, più astratti e meno formulaici. Grazie alla nascita della scrittura, si è arricchito notevolmente il lessico di uso comune; si è passati, infatti, dalle 5.000 parole dei dialetti orali alle, ad esempio, 150.000 contenute nel Dizionario della lingua italiana, opera di G. Devoto e G. Oli.

La cultura tipografica

L’invenzione della stampa definisce in maniera ancora più netta i caratteri di omogeneità, di ripetitività e di uniformità che avevano caratterizzato la cultura chirografica, privilegiando l’analiticità, la sinteticità, la ricerca dell’oggettività, il pensiero.

Anche l’uso della vista (che ovviamente sostituisce l’udito) ha modalità nuove: la stampa infatti insegna a guardare mettendo prima di tutto a fuoco le immagini in modo da averne una visione d’insieme. Ma il suo effetto più evidente si ha sulla lingua, depurata (si pensi al latino, lingua rigida e poco utilizzabile per esprimere sinteticamente dei pensieri, della quale la stampa ha determinato la morte) e, però, anche cristallizzata e fissata all’interno di regole grammaticali.

La stampa ha evidentemente favorito lo sviluppo delle lingue nazionali, contribuendo a normalizzare l’ortografia e ad arricchire il lessico, anche se a scapito della fluidità dei cambiamenti che si verificano all’interno di una lingua, e però rendendo possibile, in ultima analisi, l’utilizzo della lingua stessa come mezzo di comunicazione di massa. La valorizzazione di alcuni volgari ha però determinato la fine per altre lingue nazionali, usate magari presso popoli poco numerosi o deboli economicamente tanto da non potersi permettere le stamperie necessarie per garantire la sopravvivenza della loro lingua.

Di fatto, la stampa nel corso dei secoli ha contribuito in maniera determinante alla diffusione della cultura di massa e, nello stesso tempo, individuale, cambiando il modo di studiare e di insegnare, favorendo la creazione delle grandi biblioteche pubbliche e private, favorendo la nascita dell’individualismo e del nazionalismo.

Tra gli aspetti negativi si possono citare il plagio, fenomeno quasi sconosciuto ai tempi dei manoscritti, e la censura, utilizzata nel corso dei secoli come strumento per mettere in atto forme persecutorie contro la libertà di pensiero.

La cultura dei media elettrici ed elettronici

L'introduzione dei mass media nella vita di tutti i giorni, e la conseguente velocizzazione del trasporto delle informazioni hanno modificato molti degli usi che si fanno della comunicazione di massa; le principali differenze tra la stampa e le telecomunicazioni possono essere riassunte nello schema qui sotto.

Stampa

Elettronica

  • Richiede abilità per leggere.
  • Non richiede alcuna educazione.
  • Per lo più è sperimentata individualmente.
  • Per lo più è sperimentata in compagnia.
  • Presa in piccole dosi.
  • Presa in dosi abbondanti.
  • Diffusione relativamente lenta.
  • Diffusione rapidissima.
  • Può essere riletta e controllata.
  • Non è generalmente adatta a un'osservazione ulteriore.
  • Relativamente conveniente a prodursi, ma costosa per il consumatore.
  • Molto costosa a prodursi, ma conveniente al consumatore.
  • Creata per minoranze di varia entità
  • Creata per la maggioranza.

Bibliografia

AA.VV., INTERNET, Jackson Libri.
AA.VV., NUOVA ENCICLOPEDIA UNIVERSALE, Fabbri.
Dario Antiseri, LEGGERE LA REALTÀ, Editrice La Scuola.
Massimo Baldini, STORIA DELLA COMUNICAZIONE, Tascabili Economici Newton.
Andrea Barbato, COME SI MANIPOLA L'INFORMAZIONE, Editori Riuniti.
Italo Calvino, LEZIONI AMERICANE, Oscar Mondadori.
Patrizio Di Nicola, INTERNET - COLLEGARSI CON IL MONDO, Ediesse.
Umberto Eco, APOCALITTICI E INTEGRATI, Tascabili Bompiani.
Michael Haralambos, SOCIOLOGIA, Zanichelli.
Giuseppe Lizza, ANTOLOGIA TELEMATICA, Joyce & co.
Herbert Marcuse, L’UOMO A UNA DIMENSIONE, Einaudi.
Marshall McLuhan, GLI STRUMENTI DEL COMUNICARE, Garzanti.
Marshall McLuhan, LA GALASSIA GUTENBERG, Armando.
Michele Missikoff, LA TELEMATICA, La Nuova Italia Scientifica.
Walter J. Ong, ORALITÀ E SCRITTURA, Il Mulino.
George Orwell, 1984, Oscar Mondadori.