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                                                                                                                              DE LUCA MAURA

Sintesi storica della scrittura

Franco Marinelli e contributo di Silvio Curto

Introduzione

L'uomo, dotato d'intelligenza e di raziocinio, comunica il suo pensiero, i suoi sentimenti ad altri uomini servendosi di mezzi di comunicazione, quali: il canto, la musica, il gesto, la danza, la raffigurazione, la scrittura, i sistemi grafici.

Una classificazione dei modi di espressione, è principalmente quello dell'uso degli organi fisiologici riceventi, e cioè le forme audibili, visibili e tattili.

1. Formme audibili sono:

1.      - suoni trasmessi per insiemi e variati secondo altezza e volume, quali il canto e la musica:

2.      - suoni trasmessi per singole unità staccate e variate secondo qualità; in questo caso ogni singolo concetto è assunto quale insieme di elementi primari, ossia per analisi. Ognuno degli elementi è espresso con una parola e più parole accostate formano la preposizione che esprime il concetto.

2. Forme visibili sono:

1.      - rappresentazione sintetica del concetto mediante il gesto, la danza e la raffigurazione, i quali sono mezzi universali:

2.      - rappresentazione analitica del concetto mediante la scrittura. In questo caso il concetto è scomposto in elementi primari, ognuno dei quali è rappresentato da un segno grafico; l'accostamento di questi formano l'espressione grafica, il testo, l'iscrizione che esprime il concetto.

3. Forme tattili sono possibili in una vasta gamma: attualmente in uso nelle scritture per i ciechi.

1.      Altra classificazione dei modi di espressione è quella del mezzo meccanico con cui è prodotto e trasmessa la comunicazione: questo mezzo può essere naturale o artificiale.

1. Meccanismi naturali sono:

1.      - degli organi fonitori, produttori del canto e del parlare;

2.      - del corpo umano, specie le mani, produttori del gesto e della danza, della musica con l'ausilio di strumenti, della raffigurazione e della scrittura, valendosi di strumenti.

2. Meccanismi artificiali sono:

1.      - principalmente della stampa, produttrice tanto della scrittura, quanto della raffigurazione;

2.      - altri nuovi ritrovati tecnici, i quali trasmettono la comunicazione umana; producono, su informazioni attinte dal mondo esterno, concetti che si traducono in comunicazioni visibili e audibili: telefono, telegrafo, radio, televisione, fonografo, registratore, strumenti in genere di registrazione, di segnalazione luminosa, ecc.

Una terza classificazione dei modi di espressione, comprende quelli:

1.      - utilizzabili da persona a persona, presente fisicamente nel tempo e nello spazio: il canto, la musica, il parlare, il gesto, la danza;

2.      - utilizzabile da persona a persona non presente: la raffigurazione e la scrittura.

Ma tale ultima classificazione oggi non ha più valore, consentendo i nuovi mezzi meccanici la possibilità di trasmettere a una persona lontana la musica, il parlare, il gesto, la danza.

1. Strutturazione della scrittura

Dal fatto fondamentale che la scrittura in genere traduce il concetto analiticamente in forma visibile, esaminiamo la sua strutturazione fondamentale:

1.      - simboleggiando gli elementi primari del concetto, direttamente in segni grafici;

2.      - simboleggiando in segni grafici la forma audibile, che a sua volta rappresenta il concetto.

Tuttavia si precisa che fra le scritture particolari oggi esistenti, ve ne sono di quelle che usano del primo modo, altre del secondo e altre ancora, di entrambe.

1.1. Classificazione dei segni grafici

I segni grafici, relativamente alla forma, si distinguono in figure naturalistiche e segni astratti, intrinsecamente privi di significato.

Anche in questo caso vale la considerazione relativa all'esistenza di scritture che adoperano la prima o la seconda o entrambe le forme.

1.2. Suddivisione dei segni grafici in relazione alla rappresentazione del concetto

In base ai criteri sopra accennati in relazione al modo di rappresentare il concetto, i segni grafici si suddividono in:

1.      - pittogrammi: ossia, raffigurazioni naturalistiche di uomini, animali o cose, sia isolati che raggruppati, oppure impegnati in azioni diverse. I pittogrammi rappresentano la realtà, indicando, per lo più, lo stesso oggetto rappresentato: ad esempio, i graffiti sulle rocce.

2.      - ideogrammi: segni grafici che riproducono l'idea, ossia ancora figure naturalistiche usate a rappresentare non solo il soggetto stesso raffigurato, ma anche la parola che lo designa: ad esempio i geroglifici egizi, i segni cuneiformi assiro-babilonesi.

3.      - fonogrammi: figure naturalistiche o segni astratti che possono indicare più suoni, oltreché uno solo; essi si distinguono in policonsonantici, polisillabici, monosillabici e alfabetici.

1.3. Classificazione in relazione alla forma estetica

Un'altra classificazione delle scritture particolari tiene conto della forma estetica, condizionata dalla tecnica con cui furono tracciate inizialmente, e precisamente:

- scritture e segni grafici lapidari, disegnati la prima volta per essere incisi sulla piastra con lo scalpello: scrittura geroglifica egizia, lapidario romano;

- scritture manuali e segni grafici manoscritti, tracciate con un mezzo scrittorio foggiato allo scopo: stilo, penna, calamo, ecc.;

- forme intermedie alle precedenti, ad esempio: 1. la scrittura lapidaria, quando è perfezionata nella tecnica della forma, si dice «monumentale»; quando la stessa è tracciata con i mezzi della manoscritta e cede a forme di quella, diventa «corsivizzante»; 2. la scrittura manuale, quando è tracciata con evidenti segni di rapidità, si dice «corrente»; quando invece è tracciata, insistendo sulle caratteristiche estetiche, diventa «calligrafica».

1.4. Strumento e supporto scrittorii, condizionatori del tipo di scrittura

E evidente che il tipo di scrittura è determinato, oltreché dallo strumento scrittorio, anche dal supporto, il quale può essere: rigido (pietra, legno, terracotta, argilla, ecc.) o morbido (papiro, pergamena, carta, ecc.).

2. I mezzi di comunicazione nell'evoluzione dell'uomo sin dalle origini

Tutta la vita dell'uomo può dirsi essere stata un continuo progresso; il primo momento di questo coincide con la sua comparsa sulla terra circa 600.000 anni fa o, secondo calcoli più recenti, a 300.000. Questa specie umana, chiamata «Homo Sapiens», si presentò in alcuni tipi di primitivi oggi estinti, quale fu l'«Homo Sapiens» Neanderthalensis e nel tipo perfetto, unico tuttora vivente, l'«Homo Sapiens Sapiens».

Secondo i reperti archeologici preistorici, da circa 250.000 anni fa l'uomo cominciò a valersi della natura per dominarla; si fabbricò con il legno, l'osso, la pietra degli utensili: l'ascia e il raschiatoio, poi la punta per forare, il coltello, ecc. perfezionandoli lentamente attraverso la lunghissima evoluzione.

Gli studiosi suddividono la preistoria nelle epoche del Paleolitico, definito dagli strumenti in pietra scheggiata, e dal Neolitico, in pietra levigata. Circa la durata, il Paleolitico ricopre l'ultima fase del Pleistocene, che fu glaciale in Europa e alluvionale nelle regioni tropicali, fino a 25.000 anni fa, e parte dell'epoca recente - quella in cui viviamo - fino al 6.000 a.C. Il Neolitico fu brevissimo in paragone al precedente: dal 6.000 al 3.500 a.C.; seguirono l'Età del bronzo sino al 1.000 a.C., infine quella del ferro.

Oltre alla fabbricazione degli utensili, all'uso del fuoco per riscaldare, illuminare e cuocere il cibo, verso il 50.000 a.C. l'uomo cominciò anche a credere in qualcosa di oltre-mondano o soprannaturale; lo dimostrano sepolture rituali, pitture e sculture nelle caverne dell'Europa occidentale, aventi evidenti segni propiziatori. Cominciò a fissare il ricorso di certi avvenimenti nei graffiti rupestri dell'Africa settentrionale con scene di caccia e di danza.

Nel periodo Paleolitico l'uomo visse di caccia, pesca e vegetali offerti spontaneamente dal suolo. Visse precariamente giorno per giorno: bastava un mutamento di clima, una emigrazione di animali, una inondazione perché fame e freddo seminassero la morte. In questa terribile lotta per la sopravvivenza, l'Homo Sapiens di Neanderthal si estinse; sopravvisse, invece, l'Homo Sapiens Sapiens.

Con l'età Neolitica il quadro della vita dell'uomo cambia totalmente; a partire dal 6.000 a.C. fino al 3.000 - inizio dell'Epoca del bronzo -, si ebbe una rapidissima successione di innovazioni, definita «Prima Rivoluzione industriale»: l'agricoltura, l'allevamento e, a seguito di queste, verso il 5.000, la formazione di comunità relativamente stabili, economicamente autosufficienti e la creazione dell'istituto della proprietà.

Tali comunità, prima sparse, vennero facendosi più numerose e consistenti nella Valle del Nilo e nella Mesopotamia. La stabilità comportò un perfezionamento nel sistema delle costruzioni e relativi materiali edili; il perfezionamento di strumenti per la lavorazione del legno; verso il 4.000, la filatura, la tessitura, la ceramica; verso il 3.000, la scoperta e l'uso dei metalli e relativa prima costruzione di macchine: il carro a ruotte e la ruota del vasaio; l'uso della pietra nelle costruzioni.

Questo ulteriore progresso tecnico comporta nuovi istituti sociali: le industrie rimangono in mano a specializzati, nasce la divisione del lavoro, la segmentazione verticale della società in gruppi impegnati in attività diverse. Come conseguenza nascono due fenomeni: lo scambio dei prodotti e l'istituzione di un potere centrale che organizza le attività dei gruppi.

La ricerca delle materie prime porta in regioni anche lontane, con spedizioni che presto si stabilizzano in forma di colonizzazione. Nella Valle del Nilo e nella Mesopotamia, ad esempio, lo sfruttamento più razionale delle acque per un miglior rendimento dei campi porta al fatto che comunità una volta autosufficienti, si coalizzano fra loro in distretti e poi in nazioni; ciò talvolta pacificamente, ma più spesso con azioni di guerra.

Il potere centrale deve necessariamente farsi più complesso per cui, verso il 3.500 a.C., nasce lo Stato come struttura amministrativa con Capo, Ministri e Funzionari a vari livelli. E poiché lo Stato dev'essere mantenuto, si istituisce la tassazione, sia annuale che pluriennale.

Ancora: lo Stato, con la burocrazia che presto consolida il potere politico per mezzo di quello economico, comporta una segmentazione orizzontale della società, ossia una divisione in classi, a capo delle quali vi è un'aristocrazia intesa al soddisfacimento non più delle necessità vitali, ma di bisogni voluttuari e spirituali.

Ma poiché la divisione del lavoro consente la liberazione di enormi capacità produttive, per cui la nuova grande comunità non solo può mantenere l'organizzazione statale, ma anche accontentare quei bisogni voluttuari e spirituali, ecco nascere l'architettura dei templi, delle tombe e dei palazzi, la scultura, la pittura e la metallurgia prevalentemente artistica. Nascono le scienze: la matematica al servizio dell'architettura, dell'organizzazione, del censo e della tassazione; la chimica dei colori e dei metalli al servizio delle arti; l'astronomia per l'agricoltura e il calendario dello Stato; la medicina per il benessere; la poesia per il gusto degli spiriti raffinati.

Per le nuove condizioni di vita createsi, il parlare poggiato solo sulla memoria non basta più perché mezzo di comunicazione da uomo a uomo presente; si esige ora la scrittura, metodi di calcolo e unità di misura: tutti strumenti atti a comunicare e trasmettere la conoscenza, le scienze da uomo a uomo lontano nel tempo e nello spazio.

Il problema si risolve: verso il 3.200 ecco un'invenzione che corona tutte le altre precedenti: l'adozione di una serie di figure che, tracciate su di un supporto durevole, rappresentano il concetto da comunicare, cioè la scrittura! In un secondo tempo le figure si usarono non più per indicare le «cose», ma i loro «nomi» e i suoni relativi: si ebbe la fonografia.

Successivamente le necessità sociali e soprattutto quelle commerciali comportarono la riduzione della fonografia, carica di segni, alla riduzione di essi indicanti un solo suono, ossia all'«alfabeto» che si diffuse verso il 1.000 a.C. sulla costa orientale del Mediterraneo, luogo d'incontro dei popoli più progrediti.

Concludendo: l'uomo, con la parola e la memoria è giunto al vertice evolutivo quale essere di Natura; con lo scritto ha potuto, di volta in volta, intervenire criticamente sul suo ulteriore divenire, si è fatto un essere fuori Natura e che, anziché esservi compreso, quella abbraccia e comprende, distinto da essa per la facoltà di avere una storia e di sapere di averla!

8. La scrittura al tempo delle grandi università (secoli XIII-XIV)

8.1. Evoluzione storica

In Francia, in questo periodo, qualcosa di nuovo stava sorgendo sulle basi delle conquiste dell'arte romanica: un nuovo linguaggio espressivo di forme architettoniche intimamente aderenti allo sviluppo del pensiero medioevale, anzitutto in campo religioso.

In opposizione al misticismo ascetico di S. Bernardo di Chiaravalle (1091-1153) che predicava il lavoro e l'appartato raccoglimento meditativo, l'Abate Suger de Saint-Denis (1081-1151), consigliere dei re di Francia, affermava il valore dell'esperienza del mondo creato come mezzo per raggiungere l'unico fine che è Dio: poiché tutte le cose procedono da Dio per emanazione, noi dobbiamo, attraverso le cose, ritornare a Dio per elevazione. Mentre S. Bernardo condannava la ricchezza decorativa delle opere d'arte, che distoglieva dalla preghiera e dalla meditazione, l'Abate Suger ne esaltava la bellezza e la perfezione, considerandola come stimolo per raggiugere Dio.

Tale concezione ascetica, intesa appunto come elevazione progressiva dal terreno al divino, si trasferì puntualmente in campo artistico, promuovendo la nascita dello stile gotico. In architettura essa è fedelmente riflessa nella costruzione del coro dell'Abbazia di Saint-Denis presso Parigi: un canto radioso di luce e di pietra, tese verso il cielo!

Il XIII secolo vide l'affermarsi delle prime Università: Bologna, 1158; Oxford, 1214; Parigi, 1215; Padova, 1222, al posto delle Scuole ecclesiastiche che, nei secoli che precedettero, facevano capo alle principali sedi vescovili e a molti monasteri.

Con il sorgere di queste e con il progresso della civiltà contemporanea, la funzione del libro venne a mutare radicalmente, assumendo un ruolo sempre più importante e portando con sé delle conseguenze importantissime: maggiori progressi tecnici nella manifattura della pergamena; il formato del libro che si riduce, divenendo più maneggevole; la lettera gotica minuscola, più rapida che si sostituisce all'antica scrittura carolina, assumendo varianti da Università ad Università: «littera parisiensis», «littera bonomiensis», ed altre; l'abbandono del calamo per la penna d'uccello, generalmente d'oca, che consentiva una scrittura più agevole e più rapida.

Una prima evoluzione era stata compiuta: il libro, che aveva rappresentato fino allora un oggetto di lusso, era divenuto uno strumento di studio e la larga richiesta e diffusione di questo che ne derivò, stimolò l'invenzione della stampa a caratteri mobili.

La scrittura libraria cessò di essere spontanea, divenendo sempre più dura, rigida e fortemente angolosa, differenziandosi, secondo l'ordinazione del libro, in «solenne», «media» e «corsiva» o corrente. Tale scrittura, dallo stile al quale si ispirava, fu chiamata anch'essa «gotica».

La trasformazione della scrittura carolina in gotica avvenne per gradi e fu adottata in tutto il mondo latino - dalla fine del XII secolo fino al XIV - realizzando quella unità che Carlo Magno inutilmente aveva cercato di conseguire con la riforma e l'imposizione della scrittura carolina.