Al
di là del mito, la scrittura nacque come supporto mnemonico utilizzato nei
primi centri urbani in espansione. Essa servì inizialmente a contare (il
numero di tacche equivale alla quantità di oggetti di cui voglio tenere il conto).
In seguito servì per registrare direttamente il computo e descrivere gli
oggetti contati (quanti sicli di grano abbiamo raccolto? proviamo a
registrarlo mettendo il disegno di una spiga a fianco delle tacche). Ma
nuove necessità accelerarono lo sviluppo della scrittura. Infatti questo
semplice strumento di promemoria conteneva germi dalle grandi potenzialità.
Se
la scrittura arcaica approssimava i modi con cui il pensiero vedeva i crudi
fatti era inevitabile che, rileggendo i fatti, il pensiero traesse impulso a
cercare le cause dei fatti registrati (ipotesi) o immaginare fatti che potevano
accadere (previsioni). In parole povere, la lettura stimolava astrazione
e questa sensazioni ed emozioni.
Ma
l'astrazione richiedeva una forma più raffinata di rappresentazione scritta (come
de-scrivere un'emozione, una sensazione, un sogno, un'intenzione se i miei
strumenti di scrittura consentono solo di elencare oggetti animati?). L'evoluzione
della scrittura era quindi il passo necessario per dare forme di rappresentazione
più consone al pensiero che "ripensava sé stesso".
Molti
testi e siti Internet descrivono le "prove tecniche" della scrittura
primitiva e quindi io non mi dilungherò in proposito. Vi bastino tre parole
chiave per guidare i vostri motori di ricerca qualora vogliate
approfondire il lato "tecnico" della scrittura primitiva: ideogramma,
sillabico, alfabetico... (vedi inoltre le
monografie in Dag
1997 pp. 47-59 e Bot 1992 pp.
32-45).
Se
la registrazione delle attività in seno a un centro urbano (cambiamento della
guida della comunità, atti di matrimonio, cessioni di proprietà, esclusione di
funzionari corrotti da cariche pubbliche ecc.) consentiva di seguirne
l'evoluzione è evidente che con la scrittura nasceva la storia.
Ogni
comunità che prima di allora ricordava sé stessa attraverso la tradizione
orale, poté finalmente seguire il proprio sviluppo attraverso la registrazione
di ciò che era stata, in pratica darsi un'identità. Solo con un'identità un
nucleo urbano poteva confrontarsi con gli altri.
Rispetto
per esempio alle raffigurazioni rupestri con cui l'uomo primitivo in qualche
modo conservava tracce della sua identità o del suo passato, la scrittura
appariva come un mezzo più rapido, versatile, preciso e
"trasportabile". Se prima una comunità, che ricordava sè stessa con
rappresentazioni figurative e tradizione orale, era sostanzialmente
"muta" verso le altre comunità, adesso, grazie alla scrittura, poteva
interloquire con le altre. Assistiamo dunque a un passo antropologico di enorme
rilievo: la nascita di civiltà.
Ma
la diffusione della scrittura all'esterno dalla comunità obbligò ad una sua
codificazione in forma assimilabile all'idioma in uso. Non meraviglia quindi
che la scrittura più arcaica venisse già adottata come strumento versatile per
esprimere lingue diverse. Questa scrittura, definita cuneiforme (vedi
sezione su Grotefend),
partorita per esprimere il sumerico venne quasi immediatamente
adottata per l'accadico (di ceppo semitico), e più tardi per
l'ittita (di ceppo indoeuropeo) e tutte le lingue nell'area
siro-persiana (Elam, Mari, Ebla, ecc.).
Va
osservato che il cuneiforme, durante il suo processo di diffusione geografica
al di fuori da Sumer, subì modifiche e miglioramenti nel passaggio da una
cultura all'altra. Gli ultimi arrivati non avevano certo tempo di imparare il
cuneiforme ripercorrendone l'evoluzione da primitiva scrittura ideografica!
Evidentemente ne adottavano la variante più pratica e apprendibile, possibilmente
modellandola in base alle loro necessità linguistiche.
Ma
quando il cuneiforme entrava a far parte del bagaglio culturale di un popolo,
più o meno rimaneva "congelato" nella forma appresa. Più antica la
cultura e più difficilmente il suo tipo di cuneiforme poteva risentire di
variazioni apportate da altre culture (a meno di una soverchiante egemonia
culturale dei dominatori). Può apparire paradossale. Tuttavia non è difficile
immaginare che, se una particolare forma di cuneiforme è parte del retaggio
culturale, si è restii a modificarlo perché questo può voler dire modificare la
propria tradizione e identità.
Ecco
perché il cuneiforme è tanto più evoluto, e non poteva essere altrimenti,
quanto più siamo lontani dalla sua zona di origine. Infatti il cuneiforme più
moderno è quello di tipo alfabetico che troviamo sulla costa del Mediterraneo,
confine naturale a Ovest della Mesopotamia. Proprio a Ugarit
sorse nel XIV sec. a.C. l'alfabeto più antico della storia (p. 109 Sap 1996). Al
contrario, tanto per citare una regione vicinissima a Sumer, in Elam ancora
all'epoca di Dario (V sec. a.C.) vigeva un accadico cuneiforme arcaico (metà
sillabico e metà ideografico) come testimonia l'iscrizione
di Behistun.
I
fenici, che la tradizione scolastica vuole "inventori dell'alfabeto",
non inventarono la scrittura, e non ebbero bisogno di ripercorrere millenni di
prove ed errori per impararla. Essi appresero lo "stato dell'arte"
della scrittura dal polo economico-culturale di Ugarit apportandone
un'ulteriore miglioria.
L'incontro
con la cultura di Ugarit era avvenuto nel XIII secolo, con l'arrivo-invasione
della compagine cretese-cipriota dei "popoli del mare". Dato che
l'alfabeto fu inventato a Ugarit non meraviglia che proprio dalla costa di
Ugarit si diffusero nel Mediterraneo, con la colonizzazione fenicia, l'idea e
l'utilizzazione dell'alfabeto.
Tuttavia,
poiché i popoli del mare avevano già un loro sistema stenografico più semplice
e rapido dell'elaborato cuneiforme (si pensi alle "lineari" di Creta)
l'alfabeto che venne diffuso aveva aspetto ben diverso dal cuneiforme. Era
cominciato il declino del cuneiforme, protrattosi fino al I sec. d.C. quando
venne definitivamente soppiantato dall'alfabeto fenicio!
La
bassa Mesopotamia all'inizio del III millennio era abitata da due gruppi
etnici. Lo sappiamo proprio dai primi documenti scritti rinvenuti, che
appartengono a due idiomi totalmente differenti. Il primo è una lingua non è
collegabile a nessun ceppo linguistico. Questa lingua è chiamata sumerico
(non sumero!). E' interessante ricordare che l'esistenza dei sumeri fu
postulata dai linguisti (Hinks, 1852) prima ancora che gli archeologi
portassero alla luce resti di città sumeriche.
Chi
parlava il sumerico era prevalentemente stanziato nella regione chiamata terra
di Sumer. Probabilmente i sumeri erano già insediati
prima del 3000 a.C. anche se è impossibile dire da quanto tempo. La seconda
etnia usava un dialetto semitico parlato più a nord di Sumer, in quel
territorio chiamato in seguito terra di Akkad da cui i nomi accadico
e accadi per l'idioma e gli uomini che lo parlavano.
Per
dire con certezza chi fra loro scoprì o inventò la scrittura bastano pochi
dati. I documenti più antichi sono quasi tutti in sumerico e
pochissimi in accadico. Inoltre quelli in accadico sono contaminati da numerosi
termini sumerici. I sumeri non "scoprirono" solo la scrittura ma
un'incredibile quantità di cognizioni, di modelli di comportamento, di
tecniche, di situazioni (3
). I termini che li descrivono
sono ovviamente in sumerico e tali rimasero una volta "presi a
prestito" dagli accadi. Particolarmente eloquente è la quantità di nomi
sumerici di divinità entrate nel pantheon mesopotamico
(p. 21 Bot 92).
An, Enlil, Enki, Apsu, Utu, Inanna, Dumuzi e ovviamente Gilgamesh
sono tutti nomi sumerici.
Ora
la nascita della scrittura nella Terra di Sumer e la preminenza intellettuale e
tecnica dei suoi abitanti portò alla diffusione della civiltà in tutta la Mesopotamia.
Questa regione, più o meno corrispondente all'attuale Iraq, è aperta a Nord, a
Occidente e a Oriente. Non stupisce quindi che la sua cultura si diffondesse e
contaminasse le genti che vivevano nelle vicinanze. Gli stessi autori della
Bibbia come pure il vecchio mondo greco ed ellenistico, da cui ha preso
spunto questo discorso, non poterono sottrarsi all'influenza pur mediata di
questa cultura.
Anche
per questo in Mesopotamia si debbono cercare i più antichi
documenti relativi alla nostra storia e alla formazione del pensiero umano che,
attraverso i secoli, ha dato vita alla nostra filosofia e alla nostra scienza.
Per
quanto detto può sembrare che gli accadi giunsero dopo i sumeri,
ma non è certo. Gli accadi possono essere stati la popolazione nomade
prestanziale ad avere la fortuna di incontrare la cultura sumerica, fondersi
con essa e darle nuova linfa vitale.
Gli
accadi provenivano da nord, da quella frangia settentrionale del deserto
arabo-siriano, serbatoio di tutti i gruppi semitici che, attirati dalla sua
prosperità scenderanno nella Terra tra i due fiumi. Come i semiti amorrei,
giunti dopo gli accadi, intorno al 2000 a.C. e i semiti aramei,
arrivati in Mesopotamia verso il 1000 a.C. L'afflusso migratorio semitico tenne
quindi viva la lingua accadica. I sumeri invece avevano evidentemente tagliato
tutti i ponti con la madre patria (che non conosciamo) come dimostra il declino
della loro lingua, sempre meno presente nei documenti, in concomitanza con il
loro declino politico.
L'esplosione
dell'accadico nei documenti scritti si ha con il primo grande impero semitico
(e primo impero in assoluto d'Oriente!): il regno di Sargon
(2334-2279). Come accennato, tra accadi e sumeri non avvenne affatto uno
scontro tra culture, bensì una commistione, un'assimilazione su tutti i fronti.
Le concezioni religiose e i traguardi politici e culturali dei sumeri vennero
assorbiti dagli accadi. Ugualmente la lingua sumerica per quanto sempre meno
parlata, rimase in uso per gli atti ufficiali, i documenti economici e
soprattutto le belle lettere fino ad almeno il II millennio (4
).
La
provenienza del ceppo semitico suggerisce in direzione opposta la provenienza
del ceppo sumerico. Secondo le ipotesi più verosimili i sumeri provengono da
una zona circostante alla Terra di Sumer. Forse dall'altopiano iranico (est) o
forse dal Golfo Persico (sud-est). In quest'ultimo caso avremmo una conferma
indiretta da uno dei miti più antichi: I Sette Saggi (p. 205 Bot 92). Secondo
la tradizione mitica gli uomini avrebbero appreso la scrittura e
la civiltà da sette emissari di Enki
usciti dal mare. La provenienza marina è accentuata dall'aspetto misterioso dei
saggi: metà uomo e metà pesce (apkallu). Nel mito è forse ravvisabile memoria
di una remota ondata civilizzatrice che avrebbe seguito la via del mare. Se
vogliamo quindi prestar fede a questo mito i sumeri sarebbero arrivati da
sud-est seguendo la costa o direttamente per mare. Forse dal leggendario reame
di Dilmun, ma questa è un'altra storia...
Thomas
Porzano © 2003