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La genealogia ibrida della scrittura
di Ginevra Pezzotti
A cura di Gianluca Bocchi e Mauro Ceruti
Origini della scrittura
Bruno Mondadori, 2002, euro 19,90
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IN MESOPOTAMIA, in Cina, in America
Centrale, in Egitto e nei Balcani: la scrittura nasce in molti luoghi, in
tempi differenti. La scrittura conosce molteplici invenzioni, ha origini
plurime e sparse. È questo il presupposto che unisce i molti saggi contenuti
nel volume Origini della scrittura.
Genealogie di un’invenzione, a cura di Gianluca Bocchi e Mauro Ceruti,
che conta tra gli autori - storici, filosofi, filologi, etnologi - anche
l’antropologo Jack Goody, Derrick De Kerchove, direttore del
“Programma McLuhan per la cultura e la tecnologia”, e Ivan Illich, scomparso pochi giorni fa. Per studiare la scrittura,
dunque, e ricostruirne le molte genealogie occorre liberarsi da uno sguardo
univoco e unidirezionale: quello che considera la scrittura come l’origine
della civiltà tout court e che assegna alla fase che precede questa
invenzione la categoria generica di “preistoria”.
In quest’ottica,
che ha il suo centro nel concetto etnocentrico di “progresso”, la presunta preistoria appare come l’effetto di una
visione retrospettiva: è tutto ciò che viene prima della scrittura, e delle
concomitanti “invenzioni” di agricoltura, allevamento, città, stati.
Preistoria è un unica grande tenebra, una nebulosa la cui funzione è quella
di punto di partenza, origine, per il successivo progresso. In realtà, ormai
da tempo, antropologi, storici e filosofi hanno gli occhi allenati al buio e
- abbandonata la linea retta dell’evoluzione che approda al suo telos inevitabile e naturale: la civiltà - sanno scorgere
chiaramente le zone d’ombra, i margini, le continuità e le discontinuità che
rendono accidentato e non lineare il passaggio dalla preistoria alla storia.
Per riconoscere e scovare questi frammenti, questi passaggi tortuosi, per
scoprire quello che è rimasto sullo sfondo, dietro le quinte del progresso,
la scrittura costituisce un terreno di indagine ideale. «La comparsa della
scrittura, infatti», sottolineano i curatori del libro, «non appare più come
un evento concentrato nello spazio e nel tempo, con l’invenzione della
scrittura cuneiforme in Mesopotamia
attorno al 3200 a.C., bensì come un processo più dilatato ed espanso, che ha
alcune delle sue radici significative in tempi antecedenti e in spazi più o
meno vicini».
La scrittura cuneiforme mesopotamica non è la migliore e unica via verso
l’evoluzione, è soltanto una delle tante possibilità, una delle infinite
esperienze umane che trova posto accanto a migliaia di altre potenzialità,
realizzate, realizzabili o cancellate per sempre. Così, già nel Neolitico e
nel Paleolitico esistevano sistemi per trattare e fissare le informazioni e
nei Balcani, già dal 6000-5000 a.C., esisteva con tutta probabilità una
scrittura legata a finalità religiose. La scrittura nasce dunque in uno
spazio geografico molto ampio, caratterizzato dalla sovrapposizione di
Oriente e Occidente, e nasce a partire da funzioni diverse: economiche, per esempio,
ma anche legate al culto sacro. Le stesse sovrapposizioni e discontinuità
caratterizzano il rapporto tra i diversi sistemi di scrittura: quello logografico, in cui a un segno
corrisponde una parola, quello sillabico,
in cui il segno rappresenta una sillaba, e quello alfabetico, in cui un segno equivale a un suono.
La relazione tra i
diversi sistemi non è, o non è unicamente, quella di una progressione
necessaria, bensì qualcosa di molto più complesso, che prevede la possibilità
di intrecci e convivenze, non soltanto di un superamento. Così, i sistemi
logografici antichi e moderni, prevedono possibilità alfabetiche. Viceversa,
i sistemi alfabetici utilizzano forme logografiche. Ciascuno di essi
rappresenta il sorgere di un’emergenza, una pratica in sé autonoma e
compiuta, non una semplice prefigurazione. La stessa ottica va applicata
all’invenzione dell’alfabeto greco che, secondo i curatori, «acquista
interesse perché non appaia affatto una conquista già predeterminata dagli
sviluppi antecedenti della scrittura, bensì una vera e propria emergenza,
imprevedibile e feconda». L’alfabeto è una pratica umana, nata dall’emergenza di altre pratiche, che ne
contiene in sé infinite altre e si colloca di lato ad altri orizzonti di
possibilità. Di alcune di queste possibilità vuole rendere conto questo libro
i cui diversi saggi prendono in esame non “la scrittura”, ma differenti e
ugualmente significative, “pratiche di scrittura” legate a circostanze
spazio-temporali e a funzionalità che sono le più disparate: dall’arte
preistorica alla scrittura cuneiforme, dagli ideogrammi cinesi alle reti
informatiche. Basta pensare, per arrivare alla nostra esperienza attuale di
scrittura, ai cambiamenti, alle innovazioni e alle soglie introdotti dall’uso
delle nuove tecnologie e delle reti
informatiche. La posta elettronica, per esempio, ha portato alla nascita
di nuove simbologie, di nuove testualità in cui il linguaggio scritto viene
intessuto di modalità tipiche del parlato. Di cui ciascuno di noi fa pratica
ogni giorno.
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