L’invenzione della scrittura dal Nilo alla Grecia

Louis Godart insegna all'Università Federico II di Napoli, e dal 1982 dirige la missione archeologica di questa università sull'isola di Creta. Nella sua indagine sull'origine della scrittura focalizza l'attenzione sui popoli che nell'età del bronzo vivevano nel bacino del Mediterraneo. La scrittura nasce nel mondo egeo nel periodo dei primi palazzi cretesi, detto minoico medio (2100 - 1600 a.C.), a causa di esigenze di carattere economico e amministrativo. Con l'aumentare del potere del palazzo, che si estende sui territori circostanti, cresce la necessità da parte del sovrano di controllare i propri sudditi. La supervisione del potere centrale sulle regioni legate al palazzo non può più avvenire, come in passato, ricorrendo alla sola memoria degli amministratori; gli scribi inventano così una scrittura in grado di conferire significato univoco ai documenti amministrativi, prima composti di sole cifre e ideogrammi. Come nel mondo minoico, anche nell'Oriente mesopotamico e in Egitto la comparsa della scrittura è accompagnata dalla costruzione di palazzi, dalla nascita di imperi, e quindi dall'assimilazione in un sistema politico di numerosi individui e dalla loro gerarchizzazione in classi. La scrittura è all'inizio uno strumento finalizzato allo sfruttamento degli uomini, piuttosto che alla loro crescita intellettuale; effettivamente, i primi documenti scritti non avevano altro scopo se non quello di informare i signori dei palazzi sull'ammontare della loro ricchezza e sugli spostamenti dei loro sudditi. All'origine "la funzione primaria della comunicazione scritta è quindi quella di facilitare l'asservimento… Prima di diventare uno strumento di liberazione - liberazione dalla servitù dei potenti e liberazione dello spirito - la scrittura è stata, per millenni, uno strumento di costrizione per le masse che non avevano accesso alla conoscenza" (Pag. 130). Tre scritture di tipo sillabico sono nate e si sono sviluppate nell'isola di Creta, nelle Cicladi e nella Grecia continentale tra la fine del III millennio a.C. e il 1200 a.C., data a cui risale il crollo della civiltà micenea. Le prime due, la scrittura geroglifica e la lineare A non sono state ancora decifrate, mentre la terza, la lineare B, è stata oggetto della geniale decifrazione di Michael Ventris, che la classifica come lingua di origine greca. La scrittura geroglifica è precedente al periodo in cui vengono costruiti i primi palazzi minoici; successivamente con l'avvento dei grandi complessi architettonici i problemi legati alla contabilità diventano sempre più urgenti e nasce a questo scopo la lineare A. Nel suo complesso la scrittura geroglifica conta 1555 segni globali. La comparsa della scrittura lineare B coincide con la conquista da parte dei greci micenei dell'isola di Creta. Prima di scomparire, la lineare A fu usata dagli stessi greci micenei che poi crearono, sulla base del sillabario A, la loro scrittura lineare B. Questo è confermato dal fatto che gli ideogrammi, i sillabogrammi e il sistema numerico della lineare B coincidono con quelli della lineare A. Quindi non appena fu decifrata la lineare B, molti sperarono di arrivare rapidamente a una decifrazione della lineare A. Il metodo seguito fu quello di trasferire i valori fonetici, attribuiti da Ventris ai segni della lineare B, ai segni identici della lineare A. Si arrivò così a leggere la maggior parte dei segni della lineare A ma non si riuscì a interpretarli, a dare loro un significato. L'errore metodologico fu la convinzione aprioristica che i segni comuni alla lineare A e alla lineare B avessero un identico valore fonetico. Se si riuscisse in un futuro vicino a leggere correttamente la lineare A, ma non si trovasse un collegamento tra la lineare A e una qualunque altra lingua conosciuta nel Mediterraneo orientale, saremmo costretti ad accettare l'irraggiungibilità di questa lingua e dei suoi misteri.

Louis Godart, L'INVENZIONE DELLA SCRITTURA. DAL NILO ALLA GRECIA, Einaudi Tascabili, Torino 1992 .

 

di Giorgia Severini

 

 

 

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