Un convegno internazionale di esperti ha analizzato
a Milano il processo di invenzione della scrittura
Alle origini della comunicazione
L’esordio seimila anni fa con i segni cuneiformi: avevano valore sillabico 

di Valerio Soffientini

Il bimbo o la bimba che, nei banchi di scuola, vergano faticosamente sul foglio le prime lettere dell’alfabeto non si chiedono certo l’origine di esse, né tantomeno possono essere consapevoli che quei semplici segni costituiscono già il punto di approdo di una millenaria ricerca di memorizzazione e di comunicazione che marcasse su di un supporto concreto le prime manifestazioni della conoscenza e che affonda nella notte dei tempi, alle pitture dell’uomo primitivo nelle caverne ed ai graffiti rupestri, come quelli della Valcamonica: immagini che definiscono l’arte preistorica, ma che possono ritenersi già riferibili in alcuni casi ad un mondo simbolico, ad una capacità cognitiva, comunicativa e creativa dell’homo sapiens che risale ad almeno 40.000 anni fa e che appare quantomeno comparabile alla nostra. A parlare delle “Origini della scrittura - genealogia di un’invenzione” esperti da ogni parte del mondo sono venuti recentemente a convegno presso la Banca Popolare di Milano: «Un’occasione unica, forse irripetibile», ha sottolineato il professor Claudio Beretta, esponente di rilievo del Circolo Filologico Milanese e studioso, fra l’altro, delle origini della lingua, che lì abbiamo incontrato. Si tratta anche della prosecuzione ideale, come ha ricordato Paolo Bassi, presidente della Banca Popolare, del convegno organizzato lo scorso anno su “Le radici prime dell’Europa: stratificazioni, processi diffusivi, scontri ed incontri fra culture”, i cui atti saranno disponibili in volume attorno al marzo 2001. «I pittogrammi preistorici - prosegue Beretta - sono i primi segni per fermare la tradizione orale e trovano una corrispondenza nei successivi ideogrammi cinesi e giapponesi. E’ singolare come si ritrovi una connessione nei caratteri della scrittura di civiltà molto distanti fra di loro, quasi a confermarne un’interrelazione».
Steven Mithen, professore di preistoria antica presso l’Università di Reading, ha trattato le forme artistiche del Paleolitico Superiore in Europa (40.000 anni fa) e del Neolitico in Medio Oriente (circa 11.000 anni fa), che contengono tuttavia codici corrispondenti a quelli della scrittura. Sta comunque di fatto che è dal calderone dell’età neolitica nel bacino mediorientale, dalla “rivoluzione culturale” iniziata circa 8000 anni prima di Cristo in Anatolia, Siria, Mesopotamia e Palestina e diffusasi come un’estesa ondata di piena verso l’Europa e verso l’altopiano iranico, che si sviluppò attorno al 3200 avanti Cristo la scrittura cuneiforme nella Mesopotamia. Una tale organizzazione scritta delle informazioni trova la sua origine in scopi pratici, dettati dalle esigenze delle forme primordiali di economia e di commercio. Ma vi è anche chi, come il finlandese Harald Haarmann, ha addotto prove documentate di scrittura risalenti attorno al 5300 a.C. e localizzate nei Balcani. Sembra quasi dunque che, nella Storia Antica, una qualche forma di scrittura, legata ad una funzione ora religiosa, ora funeraria, ora economica, sia sorta in talune aree del mondo, per poi estinguersi apparentemente e riaffiorare in seguito in altre zone. Lo stretto intreccio fra le radici della scrittura e della moneta, a partire dai sigilli e dai gettoni, ancora millenni prima delle tavolette d’argilla, come pegno di scambio, nonché il valore di documento amministrativo pubblico o privato di alcuni reperti archeologici, sono stati evidenziati da Clarisse Herrenschmidt, ricercatrice presso il CNRS (Centre National de la Recherche Scientifique) di Parigi. Il passo successivo fu la monta coniata (o incisa) in elettro, una miscela naturale di oro e argento che nacque nel VII secolo a. C. in quella che è oggi la Turchia Occidentale, tra Sardi, capitale della Lidia, e le città greche ioniche. Il linguaggio scritto, in particolare quello dei numeri e della moneta, facilitò la comunicazione, soprattutto nelle attività mercantili, e furono proprio i mercanti che modificarono la numerazione dalla base 12 a quella decimale. A questo punto è Glenn Markoe, attualmente responsabile del dipartimento di arte classica del Museo di Cincinnati, nell’Ohio, ad introdurre il fattore del commercio marittimo fenicio, a partire dalla fine del II millennio a.C., quale veicolo di diffusione culturale fin nel Mediterraneo Occidentale ed oltre le colonne d’Ercole, alla ricerca di materiali preziosi, quali avorio, ebano, metalli preziosi ed aromi. In particolare i fenici trasmisero l’alfabeto, a partire da quello proprio, standardizzato in 22 caratteri semplici, e beneficiaria fu la Grecia, con la quale fervevano gli scambi commerciali attorno all’800 a.C. Si fa risalire ad allora la nascita dell’alfabeto greco, che interessò oltre alla regione peninsulare anche le isole di Rodi e di Creta,passaggio del commercio fenicio. Dell’importanza di Creta, grande portaerei all’ancora nel mare Egeo, e delle civiltà palazziali nate su di essa verso la fine del III millennio, ha parlato il belga Louis Godart, attualmente titolare della cattedra di Filologia Micenea presso l’università “Federico II” di Napoli. Creta fu la prima terra europea a sviluppare un sistema di scrittura, anzi tre sistemi, fra la seconda metà del III millennio e la fine del II millennio a.C: dalla scrittura geroglifica, a quelle identificate come lineare A e lineare B. Godart, protagonista di scavi archeologici sull’isola, nelle piane di Cnosso e Festòs, ha recato notizie di prima mano sulle centinaia di reperti (cretule di argilla, con impressi sigilli, che costituivano in pratica delle “ricevute” dei movimenti di beni nei magazzini, forme di prescrittura ed iscrizioni in geroglifico, scrittura lineare A e scrittura sillabica), che testimoniano le funzioni economiche, politiche, amministrative e religiose delle varie strutture. E’ singolare, ha sottolineato Godart, come gli incendi che devastarono tali palazzi e distrussero tutti i supporti organici o comunque deteriorabili, come papiri, pergamene, pelli), causarono la “cottura” dell’argilla, allora cruda, e la sua conservazione nei secoli. L’evoluzione della scrittura in un sistema funzionale, caratterizzato da segni semplici, non più per definire parole o sillabe, bensì lettere dell’alfabeto che consentivano l’abbinamento di un segno ad un suono ed una composizione estremamente duttile di parole,  si scontra con la permanenza nel Terzo Millennio del sistema ideografico cinese o giapponese ed è anche storia di lingue perdute o scritture indecifrabili, che conducono inesorabilmente fino ai giorni nostri ed agli strumenti del linguaggio introdotti dalle tecnologie emergenti, fino ad internet ed oltre. Un’indagine suscettibile di dotte disquisizioni - o talvolta solo abili affabulazioni - sui diversi risvolti paleografici, storiografici, semantici e semiologici della materia trattata al convegno. La sintesi sul grande balzo dalla protoscrittura agli scenari affascinanti - ma anche inquietanti - dischiusi da internet e dalle sue potenziali evoluzioni ed implicazioni è stata compiuta da Derrick de Kerckhove, docente dell’Univesità di Toronto, che ha riproposto una domanda non nuova ma che pare insieme ineludibile ed enigmatica all’alba del Millennio prossimo venturo: ci troviamo alla fine della storia o all’inizio di un nuovo Rinascimento? Dal mito di Prometeo, al rapporto fra alfabeto e funzioni degli emisferi cerebrali, alla connessione fra linguaggio ed elettricità che, a partire dal telegrafo ha accelerato la velocità della comunicazione, fino ad una rete globale di impulsi istantanei. La mente “collettiva” prodotta dal mezzo televisivo può diventare, attraverso i network, una mente “connettiva” che realizzi un “iperpensiero”: la molteplicità delle sue possibili applicazioni, ha concluso de Kerckhove, non deve far dimenticare il pericolo, contemplato da Godart nel suo intervento, di una perdita dell’esperienza umana, che non è compiuta, né irreversibile. Un patrimonio culturale - aveva affermato con enfasi Godart - che deve essere difeso e conservato.

ATTENZIONE!!! Il messaggio contiene allegati.
Gli allegati possono contenere VIRUS.
Aprire solo se si conosce la fonte e la tipologia dell'allegato.
4Ä5’4@%g¬±¨ Š€¢{bzw€jY^«b¥ˆ¥•è¶ )¢Ë(ž€¢{^êÞRQ šâ­à,¢Z±à,ˆ(ž‹x Zú'µàV€¶*h–ˆ"h^–P–W jÚ