LE ORIGINI DELLA SCRITTURA IN MESOPOTAMIA
Elena Rova
I più antichi testi scritti a tutt’oggi conosciuti risalgono alla fine del IV millennio a.C. (3200-3100 a.C.). Si tratta di sequenze di segni pittografici, che rappresentano gli antecedenti diretti della scrittura cuneiforme, incise su tavolette di argilla rinvenute nel monumentale quartiere templare dell’Eanna (livello IVa) della città di Uruk, nell’Iraq meridionale. Il contenuto di questi testi è di carattere prevalentemente amministrativo: liste di beni in entrata e in uscita, di razioni distribuite ai dipendenti, ecc. La scrittura appare dunque in risposta alle nuove esigenze amministrative di una società complessa, caratterizzata da un’economia centralizzata con forte carattere redistributivo, verosimilmente retta da un’èlite sacerdotale, quale si viene a formare in Mesopotamia meridionale nel corso del IV millennio, a seguito della cosiddetta "rivoluzione urbana".
Il sistema di segni incisi sulle tavolette (circa 1200) appare già perfettamente formato, e, come tale, non ha antecedenti diretti. In un senso più ampio, esso rappresenta tuttavia il termine di un lungo processo di elaborazione di sistemi di contabilità e di gestione delle riserve, i cui inizi risalgono al periodo Neolitico, e dunque all’epoca dei primi villaggi agricoli. Tali sistemi di contabilità preistorica erano basati essenzialmente su due strumenti: gettoni di contabilità (tokens o calculi) e sigilli. I tokens sono piccoli oggetti di argilla, modellati a mano, generalmente di forma geometrica, che rappresentavano diversi tipi e quantità di beni (cereali, capi di bestiame, ecc.). Potevano essere usati sia in operazioni di computo relative a tali merci, che per "immagazzinare" informazioni su di esse. I sigilli sono oggetti, generalmente di pietra, di forma varia, che recano incisa sulla base una immagine. Essi venivano impressi su grumi di argilla allo stato plastico (cretule), apposti su contenitori o porte di magazzini per garantirne l’inviolabilità, e lasciavano su di questi, in rilievo, l’impronta dell’immagine, che permetteva di risalire al proprietario del sigillo. Una volta rimosse e opportunamente conservate, le cretule potevano assumere la funzione di rudimentali documenti amministrativi, e permettere, ad esempio, controlli a posteriori sul flusso di merci in entrata e in uscita da un particolare magazzino. Nella lunga evoluzione che dai primi tokens e sigilli porta alle tavolette pittografiche, è possibile distinguere diversi stadi successivi, atti a soddisfare esigenze amministrative via via sempre più complesse. I nuovi strumenti ideati durante le ultime fasi di questo lungo processo (verso la metà del IV millennio a.C.) possono essere considerati a pieno diritto come i precursori diretti della scrittura
Le origini neolitiche
Sia i tokens che i primi sigilli compaiono nel Vicino Oriente durante la fase, detta Neolitico Aceramico (X-VIII), in cui avvengono il passaggio dall’economia di caccia e raccolta all’economia produttiva (con gli inizi dell’agricoltura e dell’allevamento) e l’adozione del modo di vita sedentario. La necessità (e la possibilità) di immagazzinare il cibo per lunghi periodi, e quella di programmare il suo uso nel tempo e di controllarne la gestione, richiedevano infatti una forma, almeno rudimentale, di contabilità.
I tokens neolitici (attestati a partire dal X millennio a.C.) presentano un repertorio di forme piuttosto limitato (semplici figure geometriche), atto a gestire un numero di prodotti limitato (essenzialmente cereali, bestiame), secondo un sistema in cui ad ogni forma corrisponde un tipo di prodotto diverso, ed ogni gettone corrisponde ad un’unità di prodotto (una misura standard di grano, un capo di bestiame). Nell’ambito dei villaggi agricoli neolitici hanno ampio sviluppo, poco più tardi, forme di immagazzinamento comunitario che necessitano meccanismi di controllo dell’accesso ai magazzini da parte dei singoli individui: in questo contesto, verso la fine del periodo (VIII millennio a.C.), compaiono i primi esempi di sigilli e sigillature.
Dal VII al V millennio a.C., durante i periodi detti Neolitico Ceramico e Calcolitico, tokens e sigilli si diffondono ampiamente in tutto il Vicino Oriente, senza che nella loro utilizzazione si possano individuare novità sostanziali.
Gli sviluppi del Tardo Calcolitico (IV millennio a.C.)
Nel corso del IV millennio a.C. (Tardo Calcolitico, fase detta di Uruk) giunge a maturazione, in Mesopotamia meridionale, il lungo e graduale processo che dai villaggi agricoli neolitici conduce ai primi centri urbani. Oltre che dalla concentrazione di popolazione, le prime città (di cui Uruk, con i suoi 100 ettari di estensione, costituisce l’esempio più eclatante) sono caratterizzate dalla presenza di un’architettura monumentale senza precedenti, dalla moltiplicazione delle attività specialistiche e artigianali, dallo sviluppo del commercio su lungo distanza. Il loro sistema politico-economico è caratterizzato dall’accentramento delle risorse e dalla loro redistribuzione, sotto forma di razioni alimentari, ecc., da parte di "grandi organizzazioni" (tempio, palazzo) sotto il controllo di una élite. Alle aumentate esigenze amministrative dei nuovi centri urbani si sopperì in parte con gli strumenti tradizionali -con la creazione, ad esempio, di veri a propri "archivi" di centralizzati di cretule, che rappresentano i predecessori diretti degli archivi di tavolette del III millennio a.C.- ma anche, e soprattutto, con la ricerca di nuove soluzioni. Ebbe inizio dunque una fase in cui, a partire dai sistemi tradizionali, vennero sperimentati, in rapida sequenza, nuovi strumenti di contabilità, che culminano, alla fine del periodo di Uruk, nell’invenzione della scrittura. E’ possibile distinguere (almeno da un punto di vista concettuale) 5 stadi successivi:
1) Il repertorio tradizionale dei tokens viene ampliato -sia con l’introduzione di nuove forme, che con quella dei cosiddetti tokens complessi, caratterizzati da una molteplicità di marchi incisi e impressi sulla superficie- per poter rappresentare una maggiore varietà di beni..
2) Compaiono le cosiddette "bulle sferiche": sfere di argilla internamente cave, esternamente coperte di sigillature, che rinchiudono al loro interno un gruppo di tokens. Si tratta di rudimentali documenti, costituiti da una "busta" sigillata (la sfera di argilla) che contiene un’informazione (i tokens) relativa a une determinata quantità di beni: L’informazione, invisibile dall’esterno, può essere resa disponibile, tramite la rottura della bulla, per futuri controlli.
3) Sulla superficie di alcune "bulle" compaiono dei segni impressi di numero e forma corrispondenti ai tokens contenuti all’interno. L’informazione rappresentata tridimensionalmente dai tokens è così duplicata, in forma bidimensionale, sulla superficie della bulla, ed è dunque disponibile anche senza aprire quest’ultima.
4) La presenza dei tokens diviene superflua, e le "bulle sferiche" perdono la loro ragione di essere. Compaiono al loro posto le cosiddette "tavolette numeriche": tavolette appiattite di argilla di forma quadrangolare arrotondata, sulla cui superficie si trovano esclusivamente segni impressi (simili a quelli presenti sulla superficie delle bulle, e dunque, con il medesimo significato dei tokens) e sigillature. Come i tokens, i segni impressi sulle tavolette numeriche rappresentano ognuno un’unità di una specifica merce.
5) Sulle tavolette, accanto ai segni impressi, compaiono i primi segni pittografici, alcuni dei quali rappresentano un disegno stilizzato dei tokens corrispondenti. In questa fase ha inizio la separazione dei simboli indicanti quantità (per cui vengono utilizzati i più antichi segni impressi, originariamente derivati dall’impressione di alcuni tokens più semplici) da quelli indicanti oggetti (segni pittografici incisi, in parte derivati dai tokens complessi). Si realizzano così i presupposti del fondamentale passaggio di astrazione logica da un sistema di computo "concreto" ad un sistema di computo "astratto" (in cui la nozione di numero è definitivamente svincolata da quella dell'oggetto contato).
Dalle tavolette pittografiche al cuneiforme
I testi pittografici della fase Uruk IVa non sono ancora completamente decifrati. Essi rappresentano un sistema di scrittura ancora rudimentale, uno strumento cioè più atto a registrate oggetti che a rendere il linguaggio in tutta la sua complessità. Non sappiamo in quale lingua fossero redatti, in quanto i pittogrammi, per la loro stessa natura, si prestano ad essere "letti" in lingue diverse. Dal punto di vista del contenuto, essi sono in gran parte testi amministrativi relativi alla gestione dell’Eanna di Uruk -un grande complesso pubblico cerimoniale dedicato alla dea Inanna-: liste di beni in entrata e in uscita, di dipendenti, di razioni alimentari ecc., testi relativi alla suddivisione e alle rendite dei campi, all'allevamento del bestiame e alla produzione di tessuti etc. A questi si aggiunge un numero limitato (circa il 10%) di testi di carattere lessicale: liste di segni che rappresentano, ad esempio, titoli di funzioni e nomi di professioni.
Nel corso della prima metà del III millennio a.C. (periodi detti di Jemdet Nasr e proto-dinastico I e II), la scrittura protocuneiforme delle tavolette di Uruk IV subì una rapida trasformazione, che possiamo ricostruire attraverso diversi lotti di tavolette provenienti da vari siti della Mesopotamia meridionale (Uruk, Jemdet Nasr, Ur, Fara, Abu Salabikh). I principali aspetti di tale evoluzione sono:
a) la diminuzione del numero dei segni, da circa 1200 a circa 600, attraverso la convergenza di segni simili in un unico segno;
b) la progressiva stilizzazione dei pittogrammi e le loro trasformazione in caratteri cuneiformi, causata principalmente dal cambiamento dello strumento di scrittura dallo stilo appuntito, che permetteva di incidere segni curvilinei, allo stilo con punta a sezione triangolare, capace di imprimere tratti rettilinei con la caratteristica estremità a forma di cuneo;
c) il mutamento di 90 gradi nell’orientamento dei segni e nella direzione generale della scrittura, verosimilmente causato dalla tendenza degli scribi a mutare progressivamente l’angolazione della tavoletta rispetto allo stilo;
d) l’attribuzione ai pittogrammi di un valore fonetico, generalmente sillabico, corrispondente al suono, nella lingua sumerica, della parola corrispondente all’originario pittogramma.
Lo sviluppo del cuneiforme in senso sillabico rese la scrittura capace di esprimere anche concetti astratti e parole senza corrispondente concreto, come nessi grammaticali o sintattici, forme verbali, ecc., e dunque di esprimere l’intera complessità del linguaggio, completandone la trasformazione da strumento dell’amministrazione a strumento di espressione del pensiero. Esso rese, infine, possibile l’utilizzazione del cuneiforme per rendere altre lingue, diverse dal sumerico, come l’eblaita, l’accadico e l’elamita, facilitando la sua diffusione, dalla Mesopotamia meridionale, in tutto il Vicino Oriente.
Bibliografia
AA.VV., En Syrie. Aux origines de l’Écriture, (catalogo Mostra Bruxelles), Turnhout 1997.
P. FERIOLI, E. FIANDRA, G.G. FISSORE, M. FRANGIPANE (Eds.), Archives before Writing. Proceedings of the International Colloquium Oriolo Romano, October 23-25, 1991, Roma (Scriptorium) 1994.
H.-J. NISSEN, P. DAMEROW, R.K. ENGLUND, Archaic Bookkeeping. Writing and Techniques of Economic Administration in the Ancient Near East, Chicago 1993.
D. SCHMANDT-BESSERAT, Before Writing. Vol. I. From Tokens to Cuneiform, Austin, Texas 1992.
Lista della figure
Fig. 1
Tavoletta pittografica da Uruk. Da AA.VV., En Syrie. Aux origines de l’Écriture, (catalogo Mostra Bruxelles), Turnhout 1997, p. 22, fig. 1.
Fig. 2
"Bulla sferica" da Susa, e "tokens" originariamente in essa contenuti. Da H.-J. NISSEN, P. DAMEROW, R.K. ENGLUND, Archaic Bookkeeping. Writing and Techniques of Economic Administration in the Ancient Near East, Chicago 1993, p. 13, fig. 8.
Fig. 3
Sviluppo paleografico di alcuni segni cuneiformi. Da H.-J. NISSEN, P. DAMEROW, R.K. ENGLUND, Archaic Bookkeeping. Writing and Techniques of Economic Administration in the Ancient Near East, Chicago 1993, p. 124, fig. 106.